Lettera N°29
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Gorze, settembre 2006

C
ari Amici,
Forse siete ritornati dalle vacanze un po «tristi e disperati», come i discepoli di Emmaüs, strascicato languidamente i loro piedi su una strada che non conduce da nessuna parte…? Allora non bisogna perdersi d’animo, né perdere l’occasione di iniziare questo nuovo anno, partendo dal buono piede, l’importante é iniziare!

Come fare ? Innanzi tutto diventare consapevoli, come ce lo rivela il Vangelo (Gesù sulla via per Emmaus Lc 24), che Gesù cammina sempre accanto a noi, che Egli ascolta e accoglie tutte le nostre difficoltà, ma che desidera poi trasformare il nostro cuore e renderlo ancora più ardente (Lc 24, 13-35). Questo fuoco è gioia, perché è il Cristo-stesso risorto. «La gioia è un movimento del Fuoco vivente,che commuove l'anima (il cuore) con la vibrazione della sua natura… Se il Fuoco è attivo, risplende, ed il suo sfavillio è Gioia… L'assenza di Gioia è un suicidio lento…» (Schwaller di Lubicz).

Difatti il cuore-spirito, sgombro delle passioni, è pace, è gioia, è amore come la rivelazione che ci ha fatto San Paolo (Ga 5,22); il suo nutrimento è quindi la pace, la gioia e l'amore, là sta la sua vita, e questo suo movimento cerca la dilatazione fino a trovare Dio stesso, che è la Gioia in persona. Ogni sentimento di ansietà, di inquietudine, di rancore o di tristezza va contro la propensione naturale del cuore alla gioia, impedisce la comunione, e costituisce un’ostacolo alla manifestazione della Presenza divina.

Non ci si stupisce allora che Gesù e, al suo seguito, San Paolo, abbiano insistito così tanto sull’importanza di evitare ogni inquietudine e di non stare inutilement in pensiero (Mt 6, 25-34; 1 Co 7,32; Ph 4,6), poichè questo attegiamento constituisce un ostacolo importante sul cammino del profondo. Bisogna imparare a lasciare perdere, a coltivare la gioia come una sorgente di vita. Dio è Dio e non siamo noi, i padroni del mondo. La minima tensione in noi mostra che contiamo più su noi stessi che su di Lui. Abbiamo il diritto e la gioia di alleviarci di tutto e di rimetterGli le redini della nostra vita. Jésus che ha assunto le nostre infermità e le nostre malattie ce lo ricorda, Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Mt 11,28).

Nell’arco di una giornata, come ad ogni richiamo, abbiamo tante occasioni di buttarci nelle braccia di Dio ,sempre aperte sulla croce; talvolta occorre gettarvisi ciecamente, tanto assurde e irrazionali sono le circostanze e gli avvenimenti della vita. Questo è il pegno di una fiducia e di un abbandono totale poiche, solo essi ci conducono alla gioia del risorto…

Potremo allora lasciare emergere la gioia, perché era già là, in fondo a noi ; bastava solo togliere il coperchio! Occorre anche «accordarsi» o riaccordarsi spesso, altrettanto quanto si accorda un strumento che emette note scordate. Dobbiamo ritrovare in noi la tonalità della gioia, l’unica nota giusta che deve emettere il vero discepolo in Cristo : Entra nella gioia di tuo SIgnore! (Mt 25,21).
E da notare che si tratta un comandamento di Gesù, e non di un consiglio da applicare a seconda del nostro buono umore! Del resto, San Paul non si stancherà di ricordarlo con vigore alle prime comunità: Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. (Fil 4,4).

Questa esperienza inaudita è spesso agli antipodi dei nostri desideri del momento. Tuttavia non può esserci un vero progresso spirituale senza essere felici, senza la gioia. Se è vero che la goia è la presenza di Dio stesso, è solo tramite la gioia che si progredisce sul cammino spirituale. Attraverso la gioia, Dio a poco a poco, occupa tutto il nostro spazio interiore, di modo che all’« io » (ego) non resta che regredire e morire. DIfatti l’« io » (ego) non puo sussistere che attraverso le lamentele e l’immersione narcisistica nei propri problemi, totalmente incapace di vivere il momento presente. Perciò ogni lamentela è una lamentela contro Dio, ed ogni forma di giudizio ci allontana dalla realtà.

In compenso, Dio si esprime ovunque c'è gioia, e ogni volta che noi esercitiamo la gioia, Dio si infonde in noi, trasformando il nostro cuore. Ora l'esercizio della gioia, lo stimolo della nostra trasformazione, è la gratitudine. Se manchiamo di vigilanza, se cadiamo costantemente nell'oblio di Dio, è perché non siamo grati, perchè manchiamo di gratitudine. I consigli degli Anziani insisotno su questo punto pronando la pratica della vigilanza che ci permetterà si sperimentare l’esperienza fondamentale de lla gratitudine.

E dalla gratitudine sentita nel profondo del cuore che scaturisce questo sentimento possente e costante di amore, che è l’essenza-stessa del Cammino, la sua permanenza.

Più la vigilanza diventa costante, tramite l’esercizio continuo, più si trasforma in un modo d’essere permanente. L'amore, la gratitudine è un modo di essere non condizionato dall'esterno, che non si lascia contaminare dalle circostanze. Questo stato ci fa somigliare a Dio che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, (Mt 5,45). L'amore dei nemici è uno stato di non condizionamento. Tutti coloro che si avvicinano ad un essere non condizionato, sono colpiti sia dalla sua luce che dal suo calore. Questa gioia contiene una forza insospettata : attira la venuta dello spirito Santo fino all'estasi, ma attira anche gli uomini, perché non cercano che questo.

Quando Gesù ebbe finito di aprire gli occhi ai pellegrini di Emmaüs a proposito di questa Realtà e che il loro cuore si infervorava, ribollendo di amore e gioia, essi ritornarono immediatamente a Gerusalemme e ripresero la vita con un’energia e un dinamismo straordinari, mai sconosciuti finora … Questa grazia del mutamento è offerta a ognuno di noi, se ci lasciamo visitare tutti i giorni dalla Gioia di Colui che è più intimo a noi, di noi stessi!

Allora, pronti in partenza per un nuovo anno,
Con tutto il nostro affetto, a presto!

Padre Alfonso e Rachel



Testo a meditare :

Tutto comincia dal sentimento di amore per Dio nel cuore. La cosa principale è di avere costantemente questo sentimento. È Lui che ci dà la forza di condurre la vita spirituale e che mantiene il calore del nostro cuore.
È questo sentimento che costituisce la nostra regola. Fintanto che dimorerà in noi, sostituirà tutte le altre regole. La vostra trasformazione interiore comincia a partire dal momento in cui il vostro cuore è infervorato dal calore divino.
Accendere questa prima scintilla è la sola cosa che importi ed à la sola cosa verso la quale dobbiamo dirigere i nostri sforzi .


San Téofano asceta ortodosso (XIXsecolo)

Preghiera:

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, gia la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Ti rendo grazia per tanti prodigi!

Salmo 139 (138)

Novita :

E con grande gioia che annunciamo la publicazione in settembre del dialogo di Padre Alfonso e Rachel col Sua Santità Shenouda III, Patriarca di Alessandria. Il libro è intitolato: « La voix d’un Père du désert », presso le Edizioni Desclée-di-Brouwer (Parigi). I propositi del Patriarca, che, pur assumendo alta responsabilità, dimora un vero monaco, sono di un'estrema intensità spirituale.
Tratta dei temi assolutamente fondamentali come: che è cos’è l'uomo, la liberazione dell'anima, il risveglio a sè, il digiuno, la fede, la speranza.




 
 
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(Traduzione Dominique GEHRING DULAC)
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